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VISITARE LE TERRE DI FEDERICO II:

Federico II aveva tanto amato la nostra regione da essere soprannominato “Puer Apuliae” dalla sua stessa corte di Germania. Colui che fu definito lo Stupor Mundi  venne per la prima volta in Puglia il 15 febbraio 1221. L’imperatore ha lasciato importanti tracce in varie provincie di Puglia, soprattutto in quel lembo di terra che è disteso sulle province di Barletta, Andria, Trani e di Bari, che non hanno certo dimenticato le sua magnificenza. Nonostante i molteplici impegni, promosse l’attività edilizia nel suo programma di governo, per rafforzare la difesa del territorio tramite il recupero e l’ampliamento dei castelli e delle fortificazioni già esistenti e la costruzione di nuove, splendide dimore.

Luoghi d’interesse: Il viaggio attraverso i “luoghi federiciani”in cui permane l’impronta del grande imperatore si estende per tutto il territorio, notoriamente caro a Federico II. Da Trani a Barletta, da Castel del Monte a Melfi, da Ruvo a Bitonto, da Altamura a Gravina, da Sannicandro a Gioia del Colle, le sue tracce sono vive e cariche della suggestione che la figura di Federico tuttora riesce a suscitare.

 

 


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Enogastronomia nelle terre di Federico II

I piatti della cucina tradizionale sono caratterizzati:

  • dalla presenza di due specialità  che crescono solo qui: il fungo cardoncello e i lampascioni, una specie di cipollotto dal sapore leggermente amarognolo da consumarsi sott’olio, sottaceto o in saporitissime frittelle, focacce e torte salate. Abbiamo poi la Cipolla Rossa di Acquaviva usata per farcire insalate, calzoni e torte salate in abbinamento ad un'altra specialità  di questo territorio: la ricotta "squante" o "schianta" ,ricotta, acidificata e stagionata per circa tre mesi in contenitori di terracotta, ha odore pungente e sapore pronunciato. Tradizionali anche i panzerotti e i calzoni, in particolare quello con gli sponsali. Tipica di queste zone è poi la Cicerchia della Murgia. Un tempo sostituiva la fava ed è caratterizzata dall’elevato contenuto di ferro, molto utile per affrontare le dure giornate di lavoro.
  • dalle orecchiette tradizionalmente accompagnate dalle cime di rape. Famosa anche la Tiella di Riso, Patate e Cozze. Da onorare la splendida cucina di mare, in particolar modo il polpo, i ricci e tutti i frutti di mare che da queste parti si mangiano rigorosamente crudi. Molto diffuso, soprattutto nella zona di Barletta, il consumo die di salsiccia di cavallo.
  • dai rinomati confetti della famiglia Mucci, prodotti tipici dell'industria dolciaria di Andria.  Abbiamo poi Mandorla di Toritto, ideale per gli usi della pasticceria. Un altro dolce tipico è il Marzapane di Minervino Murge. La sua ricetta viene tramandata da generazioni, prevedendo l’impiego di:  Mandorle, Zucchero, Uova, Limone. Da degustare i dolci natalizi e pasquali tra cui le cartellate, i mostaccioli e le scarcelle.
  • dai vini doc annoveriamo:
    • il Gioia del Colle, un vino gradevole e intenso le cui molteplici versioni (tra cui emerge il Primitivo) possono essere abbinate ad un ampio ventaglio di piatti tipici della cucina regionale pugliese,
    • il Gravina, vino bianco, nelle varianti secco e spumante, adatto ai piatti a base di pesce tipici della cucina mediterranea e pugliese,
    • il Rosso Canosa e il Rosso Barletta,
    • I vari vini di Castel del Monte, una serie di vini rossi, bianchi e rosati ricavati da uve coltivate ai piedi del famoso maniero,
    • Il  Moscato di Trani, trattasi di un vino dolce.
  • Dall’Olio Terra di Bari DOP fresco e dal sapore fruttato, si ottiene da olive Coratina e Ogliarola; genera un lieve retrogusto amarognolo e piccante.
  • dalla produzione casearia di Andria: mozzarelle, burrate, formaggi freschi, scamorze, bocconcini ecc e di latticini di Gioia del Colle e di Noci tra i cui prodotti spicca la celebre mozzarella treccina. Inoltre si produce il Caciocavallo Silano DO P : il nome deriva dalla tecnica di stagionatura a coppie, "a cavallo" di un sostegno orizzontale;
  • dal celeberrimo il Pane di Altamura, dove i forni tradizionali in pietra , realizzati nell'Ottocento, hanno  cappe molto alte, pale dai manici lunghissimi, bocche capaci di ospitare anche più di 300 chili di pane.

 


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